Come
prevenire e curare il male dei calciatori, la pubalgia
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L'atleta riferisce
la sintomatologia algica preferibilmente in regione inguino- crurale
quasi alla radice della coscia, a volte alla radice di entrambe
le cosce, essendo interessati i muscoli aduttori.
Molte sono le ipotesi concernenti il meccanismo etiopatogenetico
della lesione: la più accreditata è quella del sovraccarico
ergonomico a cui viene sottoposta la sinfisi del calciatore a causa
di sforzi prolungati o di allenamenti imperfetti, o di ripresa dopo
lunga assenza dalla attività sportiva, elementi tutti predisponenti
una flogosi sull'inserzione dei muscoli addutori della coscia.
La pubalgia si può manifestare in forma acuta o può
tendere a cronicizzarsi.
Nel primo caso il calciatore generalmente accusa il dolore al pube,
specialmente nell'espletamento di dribbling molto stretti, nel secondo
è afetto da dolori sordi, gravativi spesso diffusi in zona
perineale ed esacerbantesi, con la pressione sulla parte interessata.
Nell'uno e nell'altro caso si può avere dolore trafittivo
passando dalla posizione distesa alla seduta, o nell'incrociare
le gambe o lo si può provocare facendo compiere all'atleta
una adduzione della coscia contro resistenza.
Come terapia elettiva il medico dovrà pretendere il riposo
assoluto e prolungato, almeno di un mese. Utili saranno anche la
ionoforesi con preparati antinfiammatori e la ultrasuonoterapia.
Non trascurabile la massoterapia degli aduttori e la tonificazione
degli stessi con contrazioni isometriche ed isotoniche che potranno
essere estese anche ai muscoli delle parete addominale.
Ogni caso, comunque, è un caso a sè e qualora dopo
tutte le terapie non arrivano i risultati, occorrerà affidarsi
all'esperienza di un chirurgo.
Da non scordare che non sempre la regressione del dolore corrisponde
alla guarigione, è bene non avere fretta a ritornare in campo. |
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