E'
l'anno 1930 e ci troviamo in Uruguay in occasione dei primi mondiali
di calcio, e come spesso capita in tutte le nuove manifestazioni,
i peccati di gioventù o meglio organizzativi non mancano.
Dopo numerose vicende e confusioni tipicamente sudamericane si
giunge alla sospirata finale.
Un impiegato delle poste è stato designato per arbitrare
la prima finalissima dei mondiali di calcio, si tratta dell'arbitro
belga Philippe Langelus.
La finale per il titolo è tra i padroni di casa dell'Uruguay
e i vicini Argentini. Una finale già largamente prevista
alla vigilia. L'organizzazione per evitare ulteriori incidenti
prese alcune contromisure: vennero distribuiti non tutti i biglietti
disponibili, tutti gli spettatori all'ingresso dello stadio vennero
perquisiti e si decise la mobilitazione di migliaia di poliziotti
sugli spalti. Oggi, queste misure di sicurezza possono sembrare
normalissime, ma tenete presente che stiamo narrando una storia
avvenuta agli arbori del calcio giocato.
Ma oltre alla gestione dell'ordine pubblico si era aggiunto un
nuovo problema. L'arbitro prescelto non voleva arbitrare la finale,
aveva seriamente paura. Il malcapitato direttore di gara era Philippe
Langelus, trentanovenne impiegato postale belga, padre di famiglia
con l'hobby del calcio.
Alla fine riuscirono a convincerlo ma non senza avergli dato precise
garanzie: un 'assicurazione sulla vita e il rinvio della partenza
di una nave a mezz'ora dopo il termine della finale, giusto il
tempo per cambiarsi, prendere un taxi per il porto e salpare per
il vecchio continente. Un piano di fuga perfetto pensò
Langelus, un piano di fuga che gli avrebbe permesso di sottrarsi
all'ira dei tifosi della squadra sconfitta. Ma Philippe Langelus
non aveva calcolato l'imponderabile, disgraziatamente per lui,
il suo piano di fuga saltò per colpa della nebbia. Una
nebbia fittissima sul porto di Montevideo avrebbe impedito a tutte
le navi di prendere il largo. |